Il progetto

L'idea di intitolare una Cattedra alla figura di Alessandro Galante Garrone, giudice, partigiano della formazione 'Giustizia e Libertà', storico ed editorialista de 'La Stampa', nasce dalla constatazione del progressivo annacquamento - quando non di deliberato inquinamento - dei valori che hanno ispirato il pensiero e l'azione del 'mite giacobino' e che costituiscono l'humus da cui è germogliata la nostra democrazia costituzionale. Quando leggi, procedure e istituzioni democratiche non sono più sorrette dall'intima consapevolezza del valore di esse e cessano di essere alimentate da una linfa etica diffusa tra i cittadini, quelle leggi, procedure e istituzioni sono destinate a rinsecchirsi: finiranno per apparire, prima o poi, come inutili impacci all'azione e, come rami secchi, saranno destinati ad una più o meno robusta potatura.

Alla montante apatia politica, che si traduce in una pervasiva indifferenza per le sorti della delicata architettura costituzionale, si accompagna - in forme e modalità sempre più allarmanti - l'avvelenamento del pozzo dell'opinione pubblica da parte di una variegata schiera di novelli sofisti che costruiscono una realtà parallela, edificata sulla vanificazione dei fatti e irradiata con un'orwelliana neolingua in cui il falso è vero, il servaggio è libertà, la guerra è pace e l'odio è amore.

Tra i cittadini, il giurista - teorico o pratico che sia - è chiamato a compiti e a responsabilità maggiori, specie nell'attuale momento storico in cui gli si chiede sempre meno di conoscere o di applicare norme definite altrove, bensì di contribuire a tessere - con indipendenza di giudizio, consapevolezza della complessità dei problemi, prudenza e ragionevolezza - la fragile rete del diritto.
Per queste ragioni, una Facoltà di Giurisprudenza non può - oggi più che mai - limitarsi a trasmettere ai giuristi in spem la conoscenza dell'impalcatura giuridica che regge la società. Occorre, invece, da un lato, fornire agli studenti le competenze metodologiche ed espressive necessarie per affrontare quella complessa opera di tessitura e, dall'altro lato, fare in modo che i dati giuridici positivi siano trasmessi e recepiti senza svellerli dal terreno valoriale in cui affondano le loro radici e della cui fertilità bisogna avere costantemente cura.
Contrariamente alle illusioni a lungo coltivate dal giurista moderno, il sapere giuridico non è un sapere tecnico e veritativo, ma un sapere pratico che deve orientare l'agire verso il 'giusto', ossia - nell'attuale quadro politico e giuridico - verso quel patrimonio di valori custodito nel recinto costituzionale e continuamente aggiornato dai suoi interpreti, in primis la Corte costituzionale.

Oltre a non perdere mai di vista quell'orizzonte valoriale, l'educazione giuridica universitaria dovrebbe altresì provvedere alla formazione, nel giurista novizio, di un abito etico senza il quale la rete del diritto è destinata a lacerarsi. Ci aiuta a cogliere i tratti di tale abito un dialogo di Platone in cui il protagonista, Protagora, narra come Zeus, inquieto per la sorte dell'umana progenie che vede vivere in uno stato di perenne conflittualità , si risolva a donare agli uomini il sapere politico. Protagora chiarisce che Zeus non si limita a donare díke, l'insieme, cioè, delle parole autoritative che mostrano (déiknumi) ciò che deve essere; in un linguaggio a noi più consono, si potrebbe dire il diritto - nelle sue varie manifestazioni - posto dall'utorità.
Perchè il tessuto sociale non si laceri, Zeus dona agli uomini anche aidós, termine che allude al rapporto personale nei confronti della Legge, una sorta di intentio etica che, contrapponendosi all'hýbris (tracotanza), rinvia al senso del limite, al rispetto di sè e degli altri, al senso dell'onore e della dignità, al pudore, alla vergogna, alla moderazione.

Con l'intitolazione di una Cattedra ad Alessandro Galante Garrone - che quell'orizzonte di valori ha contribuito a tracciare e a quella postura etica ha ispirato la sua esistenza - la Facoltà di Giurisprudenza dell'Università del Piemonte Orientale intende sottolineare, con la forza di un esempio virtuoso, l'essenzialità di quelle linee pedagogiche per la formazione del giovane giurista. Per ravvivarne l'esempio, questa Cattedra di eccellenza verrà affidata, ogni anno, ad una diversa personalità - non necessariamente un giurista - che, facendo proprio quell'abito etico, abbia mostrato di essersi impegnato nella difesa della trama di valori su cui poggia lo Stato costituzionale di diritto. Da questo 'spirito' che anima la Cattedra discendono i temi dei corsi, gli stessi che hanno segnato la biografia di Alessandro Galante Garrone: la legalità costituzionale, i diritti fondamentali non disgiunti dai doveri di solidarietà e di impegno civile, la democrazia, la magistratura e i suoi rapporti con la società e con il potere politico, la laicità, la storia della cultura giuridica italiana e delle istituzioni repubblicane.

In linea con il carattere di eccellenza della Cattedra - e a parte la lezione introduttiva, solenne e aperta ad un pubblico il più possibile ampio ed eterogeneo - i corsi saranno destinati ad un numero ristretto di studenti selezionati in base al merito.
Al termine del corso, gli studenti dovranno svolgere una ricerca e redigere un breve elaborato su un tema proposto dal docente. A tal fine, in coda al corso verranno effettuate, da docenti della Facoltà, alcune lezioni di avviamento alla ricerca e alla scrittura di un testo scientifico. Com'è noto, l'esercizio della scrittura è tradizionalmente assai poco praticato nelle Facoltà di Giurisprudenza, mentre la capacità di esprimere per iscritto - con chiarezza e rigore - il proprio pensiero è uno degli strumenti essenziali del laureato in Giurisprudenza che, nelle vesti di giurista pratico o teorico, aspiri a diventare abile e 'giusto' tessitore della rete del diritto.

Massimo Vogliotti