La biografia

Ripensare la vita e il pensiero di Sandro Galante Garrone - nato nel 1909 e scomparso dopo il passaggio al secolo nuovo - significa ripercorrere l'intero Novecento. La vita di un uomo che, bambino, ha sentito crescere le inquietudini, i sussulti e le paure profonde del primo dopoguerra. Ha visto nascere, trionfare e miseramente cadere il fascismo. Ha incrociato sul suo cammino di ventenne i maestri della cultura liberale italiana di respiro europeo. E in nome di quella cultura non ha ceduto al fascismo, lo ha combattuto; uomo maturo, ha partecipato alla costituzione del Partito d'Azione a Torino e alla Resistenza; e ha poi lottato, nell'Italia repubblicana, per le libertà grandi e piccole dei cittadini. Ha servito lo Stato: prima come magistrato, poi come professore all'università. Amministrando la giustizia, insegnando, scrivendo libri, intervenendo sul quotidiano La Stampa per quasi mezzo secolo, ha lavorato per quel Paese migliore che Bobbio chiamava 'Italia della ragione'. Senza sottovalutare lo straordinario impegno di Galante Garrone nella battaglia antifascista, noi possiamo oggi riconoscere che il contributo più eccezionale dato al nostro Paese vada ricercato nel suo ruolo di difensore dei diritti giocato negli anni del dopoguerra. Non solo con i suoi libri ma ancor più nella quotidiana battaglia intellettuale condotta come pubblicista. Un filo rosso collega i circa mille articoli di Galante Garrone su La Stampa, che vanno dal primo editoriale sulla Resistenza agli ultimi interventi dell'inizio del nuovo secolo. E' lui stesso ad indicarcelo, nella introduzione della raccolta che il giornale gli dedicherà nel 1992: 'L'ideale della giustizia e dell'eguaglianza è lo stesso ideale della libertà, quando essa sia intesa non come la libert` che si possiede, ma come la libert` che si vuole, cioè come l'altrui libertà ... ' E' l'ideale del liberalsocialismo. Lo stesso anelito che guida i suoi studi storici e le vite dei personaggi da lui raccontati. Non c'è articolo di Galante Garrone in cui non si parli di diritti, di libertà, di leggi. Ma il diritto non è qualcosa di astratto e dogmatico, che riposa in testi polverosi. Il diritto - come avrebbe detto Calamandrei - è un pane che deve essere spezzato tra la gente, perchè 'vi circolano dentro le lacrime e il sangue degli uomini'. Anche quando tratta dei rapporti tra Stato e Chiesa, di pena di morte, di giustizia e politica - temi a lungo approfonditi da Galante Garrone - egli ne parla sempre partendo da episodi di cronaca, a volte clamorosi, più spesso apparentemente banali. Non scende mai dai massimi sistemi sulla terra. Ma si aggira, con la curiosità del cittadino in mezzo ai suoi concittadini, per discorrere con loro di quei valori comuni che possono tenerli insieme. 
Un giovane di oggi può forse sorridere a rileggere le appassionate discussioni che, ancora nei primi anni '60, miravano all'abrogazione delle tante norme arcaiche che segnavano l'Italia del dopoguerra. Ma ci vollero quelle discussioni, durate anni, per incoraggiare e dar voce alla trasformazione intima del modo di sentire degli italiani, per rompere l'immobilità, per superare l'inerzia della Legge di fronte al costume che già era cambiato. L'abrogazione del reato di omicidio per causa d'onore e del matrimonio 'riparatore' come causa estintiva del 'ratto a fine di matrimonio' si avrà soltanto nel 1981. Quella del reato di adulterio nel 1968. Il divorzio entrerà nel nostro ordinamento, in modo assai controverso, nel 1970. Il nuovo diritto di famiglia, che prevede la parità tra i coniugi, sarà introdotto soltanto con la riforma del 1975. 
Ciascuna di queste riforme sarà il risultato di battaglie intraprese da minoranze intellettuali che, con qualche anno di anticipo, sanno cogliere un mutamento delle coscienze in atto. A sostenere quelle battaglie c'era una robustissima cultura dei valori: una profonda convinzione della loro idoneità a fondare la costituzione materiale di un Paese. Ecco l'insegnamento più attuale di Alessandro Galante Garrone: i valori dell'uomo laico non sono inferiori a quelli religiosi, che pur egli sempre rispetterà ma che non costituiscono un surplus a cui necessariamente attingere. E' l'etica del dovere, la regola del 'fai quel che devi', appresa dall'esempio familiare, che diventa imperativo morale, cogente come una fede religiosa: una regola che ha il suo fondamento non in una dottrina religiosa ma nel valore sacro di ogni persona umana. Questa morale laica, a cui si sforza di ispirarsi, lo fa sentire - come lui stesso dirà - 'solidale con chi ha un ideale religioso'. Ma non inferiore. 
Nonostante la funzione chiaramente 'anticipatrice' delle battaglie ingaggiate da Galante Garrone, egli non è mai il fautore di un Stato-pedagogo che pretenda di insegnare ai suoi cittadini la virtù. Al contrario, nella sua concezione, lo Stato deve limitarsi ad indicare precise norme che regolino la libertà della persona: sempre e solo per impedire l'aggressione alla libertà degli altri.
Alessandro Galante Garrone ama le virtù repubblicane. Ma non è tra quei giacobini che difendono la dittatura delle 'minoranze virtuose'. Il vero Stato liberale - scriverà - deve 'combattere tutti gli ostracismi, educare alla discussione, fare della scuola lo strumento del dialogo', non permettere che una parte dei cittadini sia messa al bando. 
Anche i valori migliori, se considerati assoluti, possono portare al sonno della ragione: all'idea infausta che in nome di essi tutto possa essere calpestato. Ogniqualvolta qualcosa 'viene posto al di sopra dell'uomo ... nella pienezza dei suoi diritti e della sua dignità morale' si intraprende una strada che può portare alla barbarie. Questo 'qualcosa' può l'essere un'idea di per sè inaccettabile: come il 'convincimento della superiorità di una razza'. Ma può essere anche il richiamo ad un valore, normalmente ritenuto positivo, che si trasforma in principio assoluto: 'l'appello agli interessi supremi del proprio paese, l'esaltazione della patria al di là del giusto e dell'ingiusto', la 'ragion di Stato'. In ogni caso è un ideale 'che viene sublimato come un valore assoluto, e al quale si ritiene lecito sacrificare i diritti, la libertà, il benessere dei singoli individui'. Sarà la fedeltà a questi principi a fare, dell'esistenza di Sandro Galante Garrone, una vita straordinaria. 

Paolo Borgna